LE COSE BELLE

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Regia: Agostino Ferrente, Giovanni Piperno (IT 2013) con: Fabio, Enzo, Adele e Silvana Orari: 16,15 – 18,15 – 20,15 docum. 88m.

Regia: Agostino Ferrente, Giovanni Piperno (IT 2013) con: Fabio, Enzo, Adele e Silvana Orari: 16,15 – 18,15 – 20,15 docum. 88m.

LUNEDI’ 13 APRILE 2015

LE COSE BELLE racconta la fatica e la bellezza di crescere al Sud, attraverso le storie di quattro ragazzi visti in due momenti fondamentali delle loro esistenze: la prima giovinezza nella Napoli piena di speranza del 1999 (allora in piena, apparente, rinascita con la gestione Bassolino) e l’inizio dell’età adulta, in quella paralizzata di oggi.

1999, Napoli. Due registi, Agostino Ferrente (“L’Orchestra di Piazza Vittorio”, 2006) e Giovanni Piperno (“Il pezzo mancante, 2010), entrambi con un passato nel documentario, sia al cinema sia in televisione, realizzano per Rai Tre il documentario “Intervista a mia madre”, mettendo davanti alla macchina da presa quattro adolescenti tra i 12 e i 14 anni, Fabio, Enzo, Adele e Silvana, e il loro interrogativo, vecchio come il mondo: “Che ne sarà di noi?”. Ragazzi dalla vita difficile che chiedevano alla società che i loro sogni per il futuro diventassero reali; ragazzi ribelli e giocosi perché sentivano di potersi prendere una vita da vivere a pieno. Nel 2009, dieci anni dopo, i due registi sono tornati a filmare i loro protagonisti, seguendoli nell’arco di 4 anni e verificando quanto le loro speranze siano state deluse, in una quotidianità fatta di casa e lavoro, in una Napoli degradata non solo perché sporca ma perché insensibile, indolente, imprigionata, come le vite dei protagonisti. I quattro vivono in una sorta di eterno presente, dove nessun sogno dell’adolescenza è stato esaudito. Hanno lavori precari e vivono situazioni familiari difficili; alla rabbia sana dell’infanzia è subentrata la rassegnazione. Sono ragazzi già invecchiati, che sono stati costretti a seppellire ogni ambizione; appassiti ancora prima di sbocciare, i protagonisti si arrangiano alla meglio dentro famiglie che da nutrici si sono trasformate in matrigne, addossando sulle spalle dei propri figli la responsabilità della loro sussistenza. Eppure non hanno perso il coraggio e la dignità con cui affrontano la vita e cercano nella quotidianità “le cose belle”, nonostante tutto…


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TUTTI I NOSTRI DESIDERI

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FRANCIA, 2011
Regia: Philippe Lioret
Interpreti: Marie Gillain, Vincent Lindon
Orario: 18,00 – 20,15 – 22,30
Drammatico. Durata 120 m.

MARTEDI’ 26 FEBBRAIO 2013

Claire (Marie Gillain) è un giovane magistrato di Lione, felicemente sposata e madre di due figli. Un giorno, in tribunale, le compare davanti Cèline (Amandin  Dewasmes), la madre di una compagna di classe di sua figlia, “strozzata” dai debiti con una banca. Nella sua battaglia contro le derive del credito al consumo, Espandi/Comprimi...»


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 Claire decide di coinvolgere Stéphane (Vincent Lindon), un giudice esperto e disilluso, ma sensibile al problema. Tra lei e Stéphane nasce qualcosa in più di una semplice empatia e qualcosa in meno di un amore: il desiderio di cambiare le cose e di trovare giustizia per Cèline …Powered by Hackadelic Sliding Notes 1.6.5

CESARE DEVE MORIRE

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ITALIA, 2012
Regia: Paolo e Vittorio Taviani
Interpreti: Cosimo Rega, Salvatore Striano
Orario: 18,00 – 20,15 – 22,30
Docufilm/Drammatico. Durata 76 m.

MARTEDI’ 30 OTTOBRE 2012

CESARE DEVE MORIRE non è un documentario, e non è neppure teatro adattato per lo schermo: è un puro distillato del cinema e delle tematiche dei due registi, i fratelli Taviani. Segue i laboratori teatrali realizzati dentro il carcere di Rebibbia dal regista Fabio Cavalli, attore e autore teatrale, direttore artistico del “Centro Studi Enrico Maria Salerno”, qui alle prese con una versione del classico shakespeariano interpretato dai detenuti. Sono spacciatori, camorristi, ergastolani, alle prese con un testo che parla di tradimenti, di onori e di rivoluzioni tradite: tutti temi che li coinvolgono da vicino, che ognuno interpreta con la rabbia e l’energia che si porta dentro. Si seguono le loro prove e la messa in scena finale del “Giulio Cesare” di William Shakespeare, ma anche le vite dei detenuti nelle loro celle. Espandi/Comprimi...»


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I fratelli Taviani erano certamente consapevoli delle numerose testimonianze, in gran parte documentaristiche, che anche in Italia hanno mostrato, a chi non ha mai messo piede in un carcere, come il teatro rappresenti un strumento principe per il percorso di reinserimento del detenuto. I Taviani scelgono la strada del work in progress utilizzando coraggiosamente uno smagliante bianco e nero. L’originalità della loro ricerca sta nella cifra quasi pirandelliana con la quale cercano la verità nella finzione. Questi uomini, che mettono la loro faccia e anche la loro fedina penale (sovrascritta sullo schermo) in pubblico, si ritrovano, inizialmente in modo inconsapevole, a cercare e infine a trovare se stessi nelle parole del poeta divenute loro più vicine grazie all’uso dell’espressione dialettale. Frasi scritte centinaia di anni fa incidono sul presente e ogni detenuto ‘sente’ e dice le battute come se sgorgassero dal suo intimo. Shakespeare a Rebibbia, interpretato dai detenuti della sezione alta sicurezza: il “Giulio Cesare” sembra scritto per loro, che conoscono la violenza e conoscono il “potere”. Sembra il “punto zero” di molti gangster movies che raccontano l’avvicendamento delle cupole, l’eliminazione di capi scomodi, i tradimenti. Ai fratelli Taviani riesce un miracolo: calare i versi del poema nella quotidianità dei reclusi di Rebibbia, come fossero i loro pensieri, il loro inconscio, la loro vita. Gli attori, tutti con condanne che vanno da 15 anni a fine pena mai, trovano la loro libertà nelle ore dedicate alle prove, per poi scontrarsi con la realtà nel momento in cui il secondino richiude la cella alle loro spalle. “Da quando ho incontrato l’arte, questa cella è diventata una prigione” è la frase emblematica che viene pronunciata da Cosimo Rega, uno dei protagonisti, parole che si incidono nell’anima.Powered by Hackadelic Sliding Notes 1.6.5

Draquila – L’Italia che trema

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ITALIA, 2010 Regia: Sabina Guzzanti Interpreti: Sabina Guzzanti e gli abitanti dell’Aquila Orario: 18,00 – 20,15 – 22,30 Documentario. Durata 93 m.

GIOVEDI’ 07 APRILE 2011

Una città fantasma per il fantasma di un regime. E’ la tesi sostenuta con molteplici esempi da una Sabina Guzzanti poco satirica e molto preoccupata in questo docu-horror che dà della ricostruzione dell’Aquila un’immagine diversa da quella ufficiale. Centro sbarrato e militarizzato, nessuno sforzo per recuperare la città storica, massimo impulso alla new town (con annessi centri commerciali), repressione di qualsiasi dissenso, uso propagandistico dell’operazione a gloria del premier…” (Fabio Ferzetti). Per fare un bilancio a due anni dal sisma che ha sconvolto l’Aquila…


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